Le Mura fatte costruire da Cosimo I nel 1540, in sostituzione di quelle malaspiniane troppo malandate per servire alla difesa della Terra e del Capitanato, assolsero bene la loro funzione di salvaguardia, finchè le nuove strategie militari no decretarono la superfluità. Così nel 1835, senza tener conto del valore storico ed architettonico delle fortificazioni, si dette inizio alla demolizione. Inutile l'appello di Michele Angeli che, nel suo Aronte Lunese, scriveva: "Chi colla scusa che fanno ombra alle case vicine, cosa per altro assurda, poiché le mura giungono appena al primo piano, fra le mura e le case v'è da per tutto una spaziosa strada e di quando in quando vi si trovano degli ameni giardini; chi col pretesto di fare qualche soldo, tutti tendono a distruggerle". E concludeva: "Io vi prego pria di rovinarle a rimirar meglio la bellezza e l'utilità che recano al paese".