IL 1987 IN TOSCANA
marzo 1987
Arrestato per la terza volta, Giovanni Signori, ex segretario amministrativo del Psi toscano, ha ammesso: Ho ricevuto cinquanta milioni dalla ditta torinese Maciotta. Era un contributo volontario." Il PM Francesco Fleury non ha creduto alla storia del contributo volontario e ha spiccato un ordine di cattura per concorso in concussione. I 50 milioni arrivarono a Signori nel 1983, secondo le imputazioni versati dall' azienda torinese Maciotta per facilitare il cammino di una lottizzazione che la ditta intendeva portare a termine nell' isola d' Elba. Giovanni Signori è coinvolto anche nello scandalo di Villa Favard ed in quello dell'albergo Nazionale. La tangente è stata scoperta indagando tra le pieghe dei conti di Signori, che furono sequestrati nel 1984 fa quando esplose lo scandalo di Villa Favard, un antico edificio acquistato dal Comune di Firenze per un miliardo e mezzo. Durante le trattative per la compravendita di quest'ultimo immobile fu consegnata a Signori una bustarella da mezzo miliardo.
6 maggio 1987
Un testamento falso da 100 miliardi, lo hanno ribadito i giudici della Corte d' Appello di Firenze e hanno condannato l' antiquario fiorentino Waldemaro Sorri, aspirante erede del favoloso patrimonio lasciato dal marchese Uberto Strozzi Sacrati di Mantova.
Il marchese Strozzi morì in uno dei più bei palazzi di Firenze, Palazzo Strozzi Sacrati di Mantova, che si trova al numero 10 di piazza Duomo, il 13 novembre del 1982 senza lasciare eredi diretti. L' immenso patrimonio passò automaticamente nelle mani dei cugini scozzesi dell' aristocratico. Ma il 3 marzo del 1983, Waldemaro Sorri, camuffato con un paio di baffoni finti, entrò nell' edificio insieme a un ufficiale del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Durante la perlustrazione spuntò una busta: il testamento. Poche righe, datate aprile 1981, scritte con mano tremante: "Lascio tutto il mio avere alla marchesa Antonietta Pancrazi, amatissima da mia madre. Firmato Uberto Strozzi". L' eredità però resta bloccata in attesa della sentenza definitiva.
30 agosto 1987
La storica libreria Caldini è costretta a chiudere, chiude così anche un po' di storia di Firenze. La libreria è in via Tornabuoni dalla seconda metà dell' 800. Era il negozio di vendita della casa editrice Treves. Dagli anni sessanta Giorgio Migliorini ctiene in vita la libreria secondo la tradizione. Il libraio ha dalla sua parte sia il ministero dei Beni culturali sia il prefetto Giovanni Mannoni, che hanno invitato l'amministrazione ad usare la legge che fu approvata nel febbraio del 1986 per tutelare le tradizioni locali e le aree di particolare interesse. Ma gli amministratori la pensano diversamente. Giorgio Migliorini ha ricevuto una lettera, firmata dall' assessore al Commercio, Graziano Cioni, secondo il quale la legge non offre strumenti idoenei ad agevolare il mantenimento di esercizi in essere. Eppure il 29 maggio 1987 il Consiglio comunale aveva approvato una delibera che doveva servire da baluardo contro lo stravolgimento del centro storico.
Giorgio Migliorini, titolare della prestigiosa libreria, è disposto a combattere affinchè la sua libreria non scompaia per far posto a un ennesimo negozio d' abbigliamento. Il contratto d' affitto è scaduto. Il proprietario dell' immobile, un industriale pratese, è disposto a rinnovarlo ma ha chiesto un canone astronomico: cento milioni l' anno. Dal centro di Firenze stanno scomparendo negozi, trattorie, ristoranti tipici. L'antica farmacia del Cinghiale, quella che da tre secoli si trova davanti al mercatino della paglia, ègià occupata da un mercante di tappeti. Calderai, raffinato negozio di generi alimentari, è stato sostituito da jeans e magliette. I grandi nomi della moda stanno calando a Firenze. Doney, ritrovo della colonia inglese, ma dove si fermarono a colazione anche Hitler e Mussolini, ha chiuso i battenti. Nel locale ora si vendono le scarpe di Beltrami.
Ed anche il destino della libreria Cantini è già deciso.
dicembre 1987
Prima condanna penale per Licio Gelli, il capo della loggia massonica P2, che attualmente si trova in carcere a Ginevra. Secondo il Tribunale Gelli finanziò e fu uno dei protagonisti delle trame nere e della strategia della tensione. I giudici lo hanno riconosciuto colpevole di organizzazione di banda armata e gli hanno inflitto 8 anni di reclusione, due anni in più di quanto aveva richiesto il pubblico ministero, il procuratore aggiunto Piero Luigi Vigna.
L'inchiesta ed il processo sono stati possibili grazie alle accuse del pentito e grande accusatore di Gelli Andrea Brogi, il quale ha raccontato la storia dei finanziamenti da parte di Gelli ai fascisti toscani a partire dal 1973
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